Parco all’ex scalo merci: gli interessi dei cittadini sono sempre all’ultimo posto

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Comunicato stampa Parco allo scalo 02-01-2021

Il 15 dicembre 2020 la nostra Giunta Comunale ha deliberato lo “Schema di Addendum (allegato)”, sottoscritto il 5 luglio 2019 tra il nostro Comune, la Regione Veneto ed il Gruppo Ferrovie dello Stato, relativo alla riconversione dello scalo ferroviario di Verona.

Esaminata tutta la documentazione sottostante tale accordo, risulta evidente che la riconversione dell’ex scalo merci ha le caratteristiche di una vera e propria operazione di natura immobiliare.

L’area presa in considerazione in tale accordo corrisponde a 450.000 mq. e di questa, l’86% (pari a 387.000 mq) sarà dedicata al Parco (Central Park Verona).

In base al grafico allegato alla documentazione del citato accordo, però solo il 64% (cioè 288.000 mq) dei 450.000 mq sarà destinata a “verde” poiché il 14% riguarderà la realizzazione in superficie di connessioni ciclopedonali, il 5% di parcheggi ed il 3% di viabilità.

Il 64% di area a verde, come riportato nell’”Addendum/allegato” al protocollo d’Intesa, potrebbe però ridursi al 50%; ciò porterebbe il “verde” a misurare 225.000 mq e non più 288.000.

Rileviamo inoltre che i nostri amministratori comunali nelle recenti interviste rilasciate sull’argomento hanno dichiarato che l’86% dei 450 mila metri quadrati dell’area sarà destinata a verde, valore non corrispondente a ciò che risulta dalla documentazione esaminata.

Peraltro, viene anche precisato che l’area verde dovrà essere integrata con un mix di funzioni tra le quali, a titolo esemplificativo, strutture a carattere turistico-ricettivo e attrezzature di interesse collettivo e sportivo.

E’ evidente che siamo ben lontani dal 100% promesso in campagna elettorale dal sindaco Sboarina. Quasi quasi ci fa rimpiangere le promesse (altrettanto da marinai) dell’ex assessore Caleffi e dell’ex sindaco Tosi che parlavano del 75%.

La riconversione dell’ex Scalo Merci a tutti gli effetti ha gli aspetti di un’ operazione di natura immobiliare a favore del proprietario dell’area più che a favore dei cittadini veronesi, derubati nel tempo di oltre 2 milioni di mq di verde (di cui 800.000 solo a Verona Sud).

Dall’accordo sottoscritto è infatti riportato

  • che “è necessario lasciare la massima flessibilità organizzativa dell’area all’operatore immobiliare che si aggiudicherà il bando” (che scadrà il 15.4.2021);

e che, nella stessa delibera della Giunta Comunale del 15.12.2020,

  • viene ribadita l’importanza economica dell’operazione: “La proposta di trasformazione urbanistica dovrà perseguire la soddisfazione dell’interesse del Comune di Verona e della Regione Veneto di riqualificazione e riconversione delle aree e salvaguardare le esigenze di remuneratività delle Società del Gruppo FS, proprietarie dell’Area, assicurando nel contempo la redditività economica dell’operazione”.

Ed è solamente a giochi fatti che, a conferma che i cittadini di Verona devono costantemente subire le penalizzanti scelte di Palazzo Barbieri, dalla documentazione esaminata viene riportato che tra gli obiettivi ed indirizzi programmatici per il progetto di riconversione dell’area dello scalo merci sono necessari:

  • “l’attivazione di un ampio processo condiviso e partecipato di rigenerazione urbana, in grado di espandersi nel contesto territoriale e socio-economico dei quartieri residenziali di Golosine e Santa Lucia per concorrere alla risoluzione delle croniche criticità che vi gravano; correlate alle pressioni del traffico veicolare – soprattutto in occasione degli eventi fieristici – quali l’esposizione ad elevati livelli di inquinamento atmosferico ed acustico; ma anche l’obsolescenza del patrimonio edilizio, il disordine urbanistico, la carenza di standard a verde e la scarsa qualità degli insediamenti.”
  • e la “partecipazione attiva degli abitanti alla progettazione e gestione dei programmi di intervento”.

Tutta questa fretta nello sbandierare questo progetto di riconversione dell’area come vantaggio per i cittadini, nasconde in realtà un nuovo tentativo di estromettere proprio i veronesi dalla decisione di come vorrebbero che fosse strutturato il parco.
A sostegno di questa ipotesi ricordiamo che il “masterplan” presentato a settembre alla stampa ed alle TV, in piena campagna elettorale per le regionali, e la relativa relazione tecnica non siano mai stati resi pubblici come abbiamo più volte richiesto all’amministrazione per rendere trasparente il progetto. A riguardo, nella delibera della Giunta Comunale del 15 dicembre è scritto che il “Masteplan” si è concluso il 4 dello stesso mese quindi se la sono fatto e se lo sono approvato senza che i veronesi lo potessero vedere e dire cosa ne pensavano.

Così ora il tutto viene delegato al partner economico che verrà “trovato” attraverso un bando; il vincitore dovrà presentare un “concept/progetto” che faccia sintesi con le esigenze espresse dalla città e dalla Regione, ed avrà anche diritto di prelazione sull’acquisto dell’area.
In altre parole, vincerà chi presenterà “un concept” che vada bene al Comune ed alla Regione e che nel contempo “se ciava” i cittadini di Verona sud.

Da parte nostra stiamo ancora aspettando il confronto in un evento pubblico, come ci aveva promesso pubblicamente l’amministrazione, tra il masterplan del nostro progetto con il 100% dell’ area a verde (lo stesso che il sindaco Sboarina aveva presentato durante la campagna) e quello preso in visione solamente da “pochi intimi”.

Visto il preoccupante evolversi della situazione, chiediamo che il progetto di riconversione dello scalo ferroviario che verrà presentato dal vincitore del bando di gara, venga necessariamente sottoposto ad un referendum popolare per permettere alla cittadinanza veronese di esprimersi su questo importantissimo e determinante intervento sul territorio per evitare che scelte fondamentali per i cittadini vengano prese ancora una volta, “sopra le loro teste”.

Il Comitato di Verona sud

Verona, 2 gennaio 2021

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