Una scoperta che cambierà (speriamo in meglio) il futuro dimezzato del parco urbano all’ex scalo Merci

con 1 commento

Esattamente quattro anni fa, il 1° aprile 2017, l’allora candidato a Sindaco Federico Sboarina prometteva la realizzazione di un grande parco su tutta l’area dell’ex scalo ferroviario di Verona Porta Nuova. Dopo le elezioni, nel 2019, il Sindaco si rimangiava la parola data allorché il Comune da lui guidato in data 5.7.2019 sottoscriveva il Protocollo d’intesa congiuntamente alla REGIONE VENETO e a tre società del GRUPPO FERROVIE dello STATO, che prevede la realizzazione di un “parco verde” solo in metà dell’area disponibile (che da 500.000 è già scesa a 450.000 mq).

Anche oggi è il 1° Aprile, ma noi siamo qui per parlarvi di una cosa seria.
Il Comitato di Verona Sud ha trovato copia dell’atto notarile datato 23 ottobre 1987 con cui il Consorzio ZAI ha ceduto a titolo gratuito e trasferito all’Ente Ferrovie dello Stato la proprietà di terreni necessari alla realizzazione delle infrastrutture ferroviarie presenti nell’area dell’odierno Quadrante Europa.
L’area complessiva oggetto del trasferimento a titolo gratuito misurava ca. 180.000 mq ed il suo prezzo all’epoca era stato definito in lire 2.740.644.387 (oltre due miliardi e 740 milioni delle vecchie lire). Nel medesimo atto è allegata copia del verbale del Consorzio ZAI del 4.12.1986 nel quale, in base alle esigenze future dell’Ente Ferrovie, il Consorzio si impegna a cederle gratuitamente ulteriori 60.000 mq ca.
Quindi, in totale oltre 250.000 mq.
In aggiunta, sempre dallo stesso atto, e sempre a titolo gratuito, il Consorzio ZAI si impegnava a realizzare e portare a termine nelle delle aree interessate dal nuovo scalo tutte queste, assai costose, opere:

  • Opere di urbanizzazione primaria
  • La strada di accesso
  • Le reti di distribuzione ad uso civile dell’energia elettrica,
  • Del gas,
  • La rete idrica
  • Quella fognaria
  • Telefonica
  • ogni spesa ed onere necessari ad adeguare le servitù ed i gravami alle esigenze costruttive degli impianti ferroviari nonché delle norme di legge in materia
  • ed anche tutte le spese dell’atto in esame

Per FS, la cessione a titolo gratuito da parte del Consorzio ZAI e il trasferimento al Quadrante Europa delle strutture operative dallo scalo commerciale di Verona Porta Nuova (che da anni avevano perso la primitiva funzione di scalo tradizionale per la movimentazione ferroviaria) si è rivelato un affare assai vantaggioso: per gli immensi benefici strategici, essendo la zona posta all’incrocio delle autostrade del Brennero e della Serenissima, e all’incrocio delle corrispondenti linee ferroviarie (ferrovia del Brennero e ferrovia Milano-Venezia), ed economici, in termini di spazi per la logistica.

Ora, é bene ricordare che il Consorzio ZAI è un Ente pubblico territoriale partecipata per 1/3 cadauno da Comune, Provincia e Camera di Commercio di Verona. E’ quindi evidente che il costo di tutti questi terreni è stato sostenuto dalle tasche dei cittadini veronesi.

Viene dunque da chiedersi se l’amministrazione comunale si sia ricordata di questo enorme regalo, “cessione a titolo gratuito”, in favore delle Ferrovie, allorché il Comune stesso negoziava l’accordo per “la riconversione urbanistica dell’area dell’ex Scalo Merci di Verona Porta Nuova” ?
A nostro avviso, nelle trattative svoltesi per giungere all’approvazione del Protocollo d’intesa del 5.7.2019 tra COMUNE di VERONA, dalla REGIONE VENETO e da 3 società del GRUPPO FERROVIE dello STATO, la nostra Giunta Comunale se n’è completamente dimenticata.

La nostra Giunta Comunale non si è solo “dimentica” di aver regalato vasti terreni alle Ferrovie; addirittura, con la delibera del 15.12.2020 (che approva un “Addendum” al sopracitato Protocollo d’Intesa), la Giunta del Comune di Verona ha messo per iscritto che il futuro parco all’ex Scalo dovrà:

  • salvaguardare le esigenze di remuneratività delle società del Gruppo FS;
  • assicurare la redditività economica dell’operazione;
  • non comportare oneri a carico del Bilancio comunale.

Quindi i vantaggi del futuro parco sono solamente per Ferrovie e per pochi investitori istituzionali e privati, mentre i cittadini vengono ulteriormente defraudati del verde mancante (pari a 2 milioni di mq) ! !
Al contrario,
noi riteniamo che la nostra amministrazione comunale debba tenere in dovuto conto la nostra scoperta, ossia la cessione a titolo gratuito alle ferrovie di ampi terreni – il cui valore si è nel tempo stra -rivalutato -, avvenuta nel 1987.
Se codesta amministrazione fosse genuinamente interessata a realizzare il grande parco sulla totalità dell’area, come aveva promesso l’attuale Sindaco Federico Sboarina, sicuramente nella sua manica avrebbe due carte vincenti:

  1. Pretendere metà dell’area come credito maturato dalla cessione gratuita delle superfici fondiarie su cui sorge parte dell’attuale Quadrante Europa,
  2. Ottenere la seconda metà dell’area come opera compensativa il passaggio dell’alta velocità, per la realizzazione della stazione Alta Velocità “Verona Porta Verde” e delle aree connesse al suo funzionamento.

Concretamente, chiediamo che questa amministrazione receda dall’attuale accordo, che prevede la cementificazione di metà area dell’ex scalo merci ferroviario di Porta Nuova, e ritorni a trattare con le Ferrovie affinché tutta area dell’ex scalo merci (450 mila mq) venga trasformata a verde, come promesso dal Sindaco Federico Sboarina.

1 aprile 2021

Il Comitato di Verona Sud

Condividi

One Response

  1. Alberto
    | Rispondi

    Complimenti al Comitato per il prezioso lavoro di ricerca svolto e per la tenacia dimostrata nell’andare avanti e scavare a fondo alla ricerca della verità.
    Questo “ritrovamento notarile” sconvolge completamente le carte in tavola e soprattutto i “rapporti di forza” tra le parti nella trattativa per ottenere tutto il Parco allo Scalo a verde e non solo un piccola parte. E questa è una bellissima notizia!!!
    Pero’ mi viene da fare anche un’altra riflessione…
    Possibile che NESSUNO DEI NOSTRI ATTUALI AMMINISTRATORI fosse a conoscenza di questi documenti? E se ne erano a conoscenza, perché non li hanno utilizzati nella trattativa con le FFSS in merito al futuro del Parco allo Scalo?
    Pertanto i casi sono due:
    1 – Non erano a conoscenza dei documenti.
    Quindi hanno dimostrato (ancora una volta…) superficialità nella gestione amministrativa degli interessi dei cittadini perché, come il Comitato è riuscito con impegno a trovare questi documenti, a maggior ragione lo avrebbero potuto fare anche i funzionari del Comune di Verona. Gravissima dimostrazione di “superficialità e imperizia” da parte loro e pertanto, per farsi “perdonare” dai cittadini non possono che rimettere in discussione l’accordo già fatto con FFSS e pretendere ed ottenere tutto il parco “a VERDE”.
    2 – Erano a conoscenza dei documenti ed hanno taciuto.
    Questo sarebbe un fatto GRAVISSIMO perché insinua nei cittadini il dubbio che qualche amministratore pubblico abbia agito “in malafede” e consapevolmente tuttora non stia agendo nell’interesse dei Veronesi ma a favore dei soliti Enti privati o poteri economici e finanziari locali. A questo punto, per evitare che adesso qualcuno del Comitato (o peggio la Magistratura…) decida di “approfondire” anche questo sospetto “di comportamento in malafede” e fugare ogni dubbio a riguardo, ai nostri Amministratori e Politici non resta che cavalcare la preziosa “scoperta” del Comitato di Verona Sud e BATTERSI fino in fondo per ottenere TUTTO il Parco allo Scalo ( 100% !!!) a Verde.
    In ogni caso con il Parco VERDE al 100% i nostri attuali Amministratori si farebbero “perdonare” in entrambi i casi e ne otterrebbero anche un grande vantaggio “elettorale” per il prossimo mandato, dal momento che dimostrerebbero di aver mantenuto le promesse elettorali (cosa assai difficile e molto rara in questi ultimi decenni…)
    Comunque vada, una cosa è certa… prima o dopo la verità salta fuori.

Lascia una risposta